VIVIAN MAIER

Felice di incontrarti Vivian Maier!

Chi di voi lavora o respira fotografia conosce sicuramente la storia di Vivian Maier ma permettetemi di raccontarla a chi non la conosce. Il lavoro di Vivian Maier (1926-2009) è rimasto nell’ombra fino al 2007, quando John Maloof, figlio di un rigattiere, acquista un box a un’asta. Dalla scatola emergono effetti personali femminili di ogni genere appartenenti a una donna, Vivian Maier, il contenuto del cui magazzino è stato messo all’asta a causa di ritardi nel pagamento dell’affitto. Tra questi oggetti emerge anche una cassa contenente centinaia di negativi e rullini, tanti ancora da sviluppare. Dopo averne stampati alcuni ed averli mostrati in giro, Maloof si rende conto dell’immenso tesoro che ha tra le mani e, grazie alla sua intuizione ed accurata divulgazione, porta in breve tempo questa fotografa sconosciuta a essere apprezzata e affermata a livello mondiale.

Maloof comincia ad indagare per capire chi era questa fotografa e perché nessuno la conoscesse e scopre che Vivian Maier era una bambinaia con sempre con la macchina fotografica al collo, una persona strana, solitaria e controversa. Maloof ha prodotto anche un film sulla Maier che ho avuto modo di vedere lo scorso anno in cui racconta questa incredibile storia. Quello che emerge è una figura riservata a tratti forse un po inquietante, per certi versi ossessiva e solitaria.

La cosa incredibile è che tutti la vedevano fotografare in continuazione ma nessuno aveva mai visto una sua fotografia, a quanto pare questa esigenza di fotografare continuamente non sfociava mai nella condivisione di queste immagini con qualcuno, addirittura molte fotografie non le ha mai viste neanche lei perché tanti rullini erano ancora da sviluppare.

September 10th, 1955, New York City

Una storia ed un personaggio davvero particolare ma ancor più particolari e straordinarie le sue immagini. Vivian Maier osserva il mondo che la circonda, fotografa scene di strada, ritratti, bambini, momenti rubati. Ha un colpo d’occhio ed un’armonia stilistica davvero eccezionali.

Le sue immagini mostrano il mondo in cui vive con una particolare attenzione agli estremi. Da una parte la New York bene con vestiti, vezzi e cappellini e bambini vestiti di tutto punto, evidentemente il mondo in cui vive ma che non gli appartiene e verso il quale mostra una grande ironia che spesso diventa giudizio e quasi sfottò; l’altro estremo è rappresentato dalla gente umile di cui la Maier rappresenta la vita spesso di strada e lo fa con grande rispetto restituendo dignità laddove spesso è negata.

Quello che mi ha colpito profondamente di questa donna e bravissima fotografa è la sua capacità di osservare, di raccontare il mondo che la circonda senza neutralità, mettendo nelle sue foto il suo pensiero, se stessa (anche fisicamente con i suoi autoritratti) e probabilmente tutta la sua “incapacità” ad esprimersi e rapportarsi con il mondo con altri linguaggi. L’idea che mi sono fatta o che mi piace avere è che Vivian Maier sia stata una donna che ha vissuto di e grazie alla fotografia.

Se avete voglia di entrare un po nel suo mondo la prima cosa che vi consiglio di fare è andare nel sito a lei dedicato dove troverete tantissime immagini, personalmente mi sono anche regalata una visita alla mostra “Vivian Maier la fotografa ritrovata” in esposizione fino al 27 Maggio 2018 a Bologna presso Palazzo Pallavicini.

Nessuno è eterno, bisogna lasciare il posto agli altri, è un ciclo. Abbiamo tempo fino alla fine e poi un altro prenderà il nostro posto. E’ tempo di chiudere e tornare al lavoro

Vivian Maier

Buona fotografia!